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| Omar Vulpinari | file | artist contact | home | ||||||||||
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Franceschi.it Museo dArte Contemporanea Villa Franceschi, Riccione Italy di Franz Ramberti, Luglio 2002 (integrale) La fabbrica della comunicazione Intervista a Omar Vulpinari Chi è Omar Vulpinari? Io partirei dal tuo essere "americano-riminese" trapiantato in una realtà internazionale come quella della scuola voluta da Benetton a Treviso. Fino a 13 anni ho vissuto negli Stati Uniti e queste radici americane mi hanno educato al rispetto per la diversità culturale e al pragmatismo, poi in Romagna sono cresciuto e ho avuto l'opportunità di formarmi professionalmente. Ho studiato comunicazione visiva all'Albe Steiner di Ravenna e al Dams dell'Università di Bologna, poi dal '87 al '97 ho lavorato per Dolcini Associati di Pesaro. Due esperienze che mi hanno aperto alla cultura della comunicazione al servizio della società. In quegli anni lavoravo tantissimo per gli enti pubblici di Rimini, Pesaro e Urbino e sentendomi molto vicino ai miei interlocutori mi veniva naturale concentrare il mio sforzo verso l'esterno e non verso l'interno come spesso saremmo portati a fare come artisti. Dal '93 al '95 invece la mia prima esperienza da docente in Storia del Design Tipografico all'Albe Steiner. Dal '97 dirigo il dipartimento di Visual Design a Fabrica il centro di ricerca sulla comunicazione e la creatività fondata da Oliviero Toscani e Luciano Benetton. I progetti che sviluppo oggi comunicano con un pubblico mondiale e il mio desiderio di "parlare alla gente" è ancora più intenso. Non solo per un allargamento di audience, ma soprattutto perchè a Fabrica siamo i produttori dei contenuti che comunichiamo.. Che cosa è Fabrica? Fabrica è comunicazione, arte, tecnologia e società. Fabrica è rischio, utopia e gioco. Le più comuni accezioni, da scuola a agenzia, non si adattano anche se molti elementi di entrambi sono presenti. Definirei Fabrica un laboratorio umanistico che cerca di esplorare le nuove forme della comunicazione globale attraversi i media contemporanei. 50 giovani sotto i 25 anni da tutto il mondo lavorano interdisciplinarmente nei campi della grafica, illustrazione, fotografia, video & film, new media, industrial design e musica. Sostenuti da una borsa di studio di 12 mesi questi ragazzi imparano lavorando su progetti di comunicazione concreti accanto a professionisti interni ed esterni di fama internazionale. La didattica è arrichita inoltre da un intenso programma di workshop e lecture. Più che uno spazio di formazione preferiamo pensare a Fabrica come un luogo che offre opportunità di crescita, di scambio e di lavoro. Il periodo di studio può iniziare in qualsiasi momento dell'anno e questa formula produce un rimescolamento continuo delle esperienze e delle energie. Le porte sono aperte dalle 6:00 alle 22:00, dal lunedì al sabato. I progetti sono di nature diverse: ricerca pura, non profit, profit. La sfida principale è lavorare per il mercato, fuori dagli schemi del mercato con l'accettazione del rischio d'errore (insito in ogni vera forma di ricerca) e la fertilità di un gruppo di lavoro multi-etnico. Quali sono i suoi progetti? Un elenco parziale per darti un'idea dei nostri committenti e partner: Non profit: UN Volunteers, UN Drug Control Program, UN Refugees Program, UN FAO, Lawyers Committee for Human Rights, Witness, Italian Transsexual Movement, Index on Censorship, International Criminal Court of Justice, WWF, Banco Alimentare, Avis Corporate: United Colors of Benetton, Porsche, Fuji Film, Nikon, Tim, Società Autostrade, Alessi, CocaCola Culturale: Bonnefanten Museum, Fondazione Cini, Biennale della Moda, Italian Cultural Institute London, Italian Cultural Institute New York, Palazzo Te di Mantova, David Gill Gallery, Museo Pecci Televisione, Film, Teatro: MTV, Mediaset, TMC2, Istituto Luce, ItaliaCinema - Ente Nazionale Cinema Italiano, Volterrateatro, Teatri90, Totem di Alessandro Baricco, La Sette Editoria: Domus Magazine, Sette del Corriere della Sera, Il Venerdì de La Repubblica, Colors Magazine, ID Magazine, Edizioni San Paolo, Einaudi, Feltrinelli, Electa, Index on Censorship, Macchina del Tempo, Internazionale, Skira E la sua visione del rapporto tra arte, grafica e comunicazione? Le nostre immagini sono spesso definite scioccanti e provocatorie ma non sono altro che l'espressione di una volontà di sondare l'essenza dei fatti. Sono immagini che non richiedono headline o didasclie perché parlano una lingua simbolica, universale e inequivocabile. Per esempio, non si può parlare di "uomo" come concetto universale se questo porta un abito grigio di Armani anzicchè un copri pene della Nuova Guinea. La comunicazione avviene per simbologie e ogni simbolo ha un suo significato. Lavoriamo attorno a quegli archetipi visivi che ci disturbano, che sollevano dubbi e che ci costringono a scoprire cose di noi stessi che forse non vorremmo conoscere. La ricerca parte sempre da un concetto che trae spunto dalla realtà e dall'intelligenza collettiva e ne commenta l'essenza. Arte e comunicazione devono avere l'effetto di un pugno nell'occhio e un esplosione nel cervello. Un pugno e un esplosione... è così necessaria la provocazione nella comunicazione metropolitana? L'espressione si riferisce alla necessità primaria di coinvolgere visivamente ed emotivamente il destinatario della nostra comunicazione. Ma se non è un pugno da knock-out deve essere una carezza da orgasmo, perchè comunicare è amare anche quando si odia. Questo è forse il concetto che più mi ha segnato negli anni passati a lavorare con Oliviero Toscani. Nei vostri lavori si nota un attenzione al dettaglio e una visione dell'arte come specchio, come relazione continua. Si, l'interpretazione di arte come "specchio" è fondamentale. Uno specchio per l'artista ma anche per il suo destinatario. Entrambi devono intravedere qualcosa in cui si riconoscono, qualcosa che fa scoprire una piccola parte dell'uno e dell'altro. Non possiamo poi dimenticare chi ci commissiona il lavoro, perchè anche il cliente deve riflettersi in questo specchio. A proposito, abbiamo collaborato regolarmente con tante riviste che ci hanno dato spazi dove applicare questa visione per commentare la società. Per un anno su Sette, settimanale del Corriere della Sera poi per un altro anno sul Venerdì, settimanale de La Repubblica curavamo una pagina tutta nostra. Così, accanto alle pagine scritte di Giorgio Bocca e Curzio Maltese si poteva trovare l'opinione "visiva" di Fabrica. Solo con le nostre immagini commentavamo temi sociali attuali e universali come la guerra, droga, politica, aids, ambiente, sesso e televisione. Questi sono fra i miei progetti del cuore perchè ricevavamo tanto feed back dai lettori. Chi si complimentava, chi ci insultava, chi ci mandava le proprie immagini e chi ci chiedeva le nostre per altre cause. La settimana d'apertura della stagione di caccia uscimmo con un'immagine di protesta e l'Associazione Italiana AntiCaccia ci chiese di poterla utilizzare per una loro campagna. Un'insegnante d'arte delle medie di Bologna dava ai propri allunni un compito settimanale partendo dalle nostre immagini. Fabrica elabora una comunicazione specialmente rivolta al sociale insomma... La rivista Colors è forse il nostro progetto più importante e intenso in termini di interesse per il sociale. Inoltre, lavoriamo continuamente per ONU, FAO, Witness di Peter Gabriel, Lawyers Commitee for Human Rights, WWF, AVIS e tante altre organizzazioni noprofit. Abbiamo appena concluso un progetto contro l'atomica, "Remember Hiroshima", dove abbiamo disegnato cartoline da inviare ai 57 presidenti dei paesi con arsenali nucleari. Qual'è la struttura didattica e quali gli indirizzi formativi della scuola? Il modello Bauhaus di apprendimento su progetti reali è basilare. Fabrica è divisa in dipartimenti coordinati da un capo dipartimento che ha il compito di stimolare e guidare il proprio gruppo. Il mio dipartimento è composto da 9 student, 2 senior student, 1 senior designer, 1 production manager e1 studio manager. La didattica alterna il lavoro su progetti reali e di ricerca a workshop coordinati da professionisti esterni. Sono passati da noi Tomato, Ed Fella, Wolfgang Weingart, Michael Nyman, Balanescu Quartet, Droog Design, Stefan Sagemeister, John Maeda John Thackara, Ami Franceschini, David Carson, Mike Mills, Wim Crouwel, Martin Parr, Duane Michaels, Bori Mikailkov, Denis Santachiara, Elliott Peter Earls, Philippe Starck e tanti altri. Questi momenti formativi sono fondamentali per lo scambio di idee ed esperienze e si trasformano spesso in concrete opportunità di lavoro per gli studenti che hanno la possibilità di farsi conoscere dai guru della comunicazione a livello mondiale. Come sono organizzati i Workshop? Il programma di workshop e incontri è veramente il nostro fiore all'occhiello. Ogni mese teniamo un workshop di tre giorni e un incontro di uno. Ogni workshop è totalmente impostato dal visiting artist. Anno scorso John Maeda ha insegnato come crearsi i propri programmi utilizzando un sistema on-line in diretto collegamento col suo corso al MIT di Boston. Con i Funny Garbage abbiamo ideato un una performance sul tema "Cibo" che poi abbiamo eseguito in un ristorante. Il lavoro si sviluppa in piccoli gruppi interdisciplinari. Nell'arco dei tre giorni si tengono riunioni di critica e si chiude con una presentazione finale seguita da una conferenza del visiting artist aperta anche al pubblico.A questi workshop possono partecipare gratuitamente anche artisti e studenti esterni. Quali sono i dipartimenti e come collaborano, come sono concepiti gli spazi e i tempi di lavoro? La divisione per dipartimenti serve per garantitre le specifiche qualità disciplinari, ma poi un musicista può disegnare una sedia, un grafico può dirigere un film e un fotografo può suonare il pianoforte. I ruoli si scambiano e si integrano. Da questo sconfinamento otteniamo sempre risultati straordinari. E' sempre un affascinante lotta tra caos e ordine. Il dipartimento di Visual Design è davvero centrale, perchè non esiste progetto di comunicazione senza grafica. Quindi se quelli di Industrial Design progettano un prodotto noi pensiamo al logo, packaging e promozione mentre se in Video & Film producono un film noi facciamo i titoli, il poster ed il libretto stampa. Se Musica idea uno spettacolo noi progettiamo la scenografia e così via. Prima ancora però abbiamo i progetti che nascono dall'interno del nostro stesso dipartimento come Visions of Hope, mostra pensata in occasione del primo anniversario del 11 settembre, che sarà inaugurata a New York, in collaborazione con The New Yorker Magazine. Recentemente abbiamo iniziato a illustrare settimanalmente per la rivista Internazionale. Infine siamo responsabili di tutta la comunicazione istituzionale di Fabrica. I criteri di selezione a Fabrica? Ogni anno ci arrivano più di 600 richieste. L'esame del portfolio costituisce la prima fase di selezione. Da qui individuiamo chi invitare per una prova di 2 settimane. Un dieci percento supera questa seconda fase e riceve poi una borsa di studio per 12 mesi. I migliori, dopo questo periodo, passano alla posizione di senior student per affrontare i progetti più impegnativi. Il fabricante ideale è un "evacuativo", in grado di sviluppare idee e visioni senza paura e senza necessità di consenso. Questo è quello che cerco di sviluppare poi in seguito, durante le nostre riunioni settimanli di critica dove, tutti insieme, svisceriamo i progetti in corso. La paura di non allinearsi al "mainstream cool" osannato da molte riviste di settore è il freno maggiore per molti giovani. La creatività che inseguiamo deve essere libera ma non può essere totalmente priva di regole, perchè i progetti che sviluppiamo sono concreti e quindi pretendiamo anche disciplina e responsabilità. D'altra parte come possiamo infrangere le regole se non esistono? Cerchiamo giovani disposti a mettersi in relazione, a lavorare in gruppo. Importantissimo è anche la volontà di sfidare i confini mediali. E' indispensabile conoscere bene l'inglese, lingua ufficiale a Fabrica e avere dimestichezza con computer e internet. Credo che sarebbe interessante anche spiegare il rapporto particolare della scuola con la committenza reale e con le nuove tecnologie, la sperimentazione dei linguaggi e più in generale con la cultura. Il nostro rapporto con la committenza e la cultura è ricco e complesso, è globale ma anche locale. Stiamo lavorando in questo momento per CocaCola ma stiamo anche curando tutta la comunicazione e l'allestimento della mostra "Gonzaga" che si farà al Palazzo del Te di Mantova a settembre, una delle mostre più importanti in Italia quest'anno. Abbiamo la fortuna di essere commissionati da chi vuole quell'anticonformismo che ci viene naturale e così il cliente è sempre parte integrante del nostro progetto. Non c'è buon progetto senza un buon cliente. Technologia? Si, importantissima. Siamo consci che i risultati finali sono dati da tecnolgia, estetica e contenuto allo stesso modo ma non siamo affatto maniacali. Direi che siamo più "idea oriented". Per concludere, qualche idea (e qualche esempio) di progetti interessanti tra arte e web e i centri e le scuole che ritieni oggi più significative. Consiglio di visitare il nostro sito di Colors Magazine (www.colorsmagazine.com) che anche quest'anno ha vinto il "Flash Festival Award". Un bellissimo esempio di rivista online che reinterpreta straordinariamente i contenuti del "fratello" cartaceo, addoperandosi delle prerogative specifiche del mezzo multimediale e interattivo. Un eccellente connubio di contenuto, forma e contemporaneità. top |
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Omar
Vulpinari Fabrica Via Ferrarezza 31050 Catena di Villorba Treviso 0422 516235 omar@fabrica.it www.omarvulpinari.com |
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