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MM & MM, ovvero sui disegni di Andrea Rauch
Adolfo Natalini

Anche quella notte le figure uscirono dai libri e dai giornali e si andarono a disporre in mezzo al tavolo, nella stanza, dove la luce spegnendosi aveva dimenticato di rimettere nella lampada un mucchietto di fotoni. Così c’era ancora un brillio nell’aria, come di lucciole, e le figure si illuminavano a intermittenza, come in uno spettacolo di lanterna magica. Quei bravi riflessi accendevano i colori e marcavano i neri. Ai confini, la zona in penombra ospitava solo figure in bianco e nero.
Ogni tanto però le figure in bianco e nero facevano veloci sortite verso il centro: a volte ne tornavano con attaccati dei colori. I movimenti troppo veloci però piegavano le figure, deformandole. In alcune il sottile spessore veniva strappato, lacerato, e le parti si allontanavano e si riunivano casualmente. In altre la pellicola di colore si staccava e, dopo aver volteggiato leggera come una buccia di cipolla, andava a ricadere a sproposito su altre figure. Così sul tavolo c’era un gran brulichio d’immagini e figure si succedevano a figure, incrociandosi e ricomponendosi attraverso metamorfosi curiose.

La televisione era stata accesa a lungo nella stanza. Il tubo catodico perdeva, e così pezzettini colorati erano sparpagliati sul tappeto. Puntini colorati, come tessere di un mosaico minuscolo, erano alla rinfusa sul tappeto. Dovevano aver dato qualche vecchio film, quel giorno, perché c’era anche un bel po’ di bianco e nero. In tutto quel polverume elettronico si distinguevano solo le code dei gatti e quelle dei topi, ondulate come comete. E dietro a quelle code a volte baluginava una mano, o un gran piede, o volava un mattone... Il brillio e le polveri colorate si adagiarono e l’oscurità s’intessé di graffi sottili, come molteplici ragnatele tese a catturar l’ombra perché il grande ragno potesse divorar tutto il buio e diventare ancora più grande e nero.
Attraverso la rete comunque Mickey Mouse (MM) vide Marilyn Monroe (MM) nell’attimo in cui il vento del treno sotterraneo le alzava la gonna plissettata bianca. Erano anni che Mickey aspettava una donna così. Mickey si rintanò nell’ombra di uno scatolone e cominciò a sognare: sognò una casa per Marilyn dove lei potesse sorridere e ridere e cantare finalmente senza più paura. Sognò una casa grandissima coi colori dei films e delle carte di caramelle, dove le stanze erano una dentro l’altra, così che in ognuna ci fosse un sorriso (lo stesso) in uno specchio. E come le stanze si confondevano l’una nell’altra, si confondevano le ombre nelle ombre e sembrava che tutto si fermasse. Ma altre figure videro e furono viste, e nella vasta penombra s’intrecciarono sogni e desideri come farfalle colorate. E le ali delle farfalle, lottando, cominciarono a perdere pulviscolo colorato, e le figure erano sempre più vicine e i loro movimenti sempre più veloci. Poi cominciarono a moltiplicarsi, e i duplicati s’incontravano e si riconoscevano con sorpresa come nel baraccone degli specchi al Luna Park.
Tutte le storie si confondevano in un’unica storia che andava avanti e indietro a scatti. Di sicuro le parole cambiavano ogni volta, ma non si sentivano le voci, e i balloons erano tutti vuoti come bandiere bianche o nuvole. Le figure apparivano gesticolanti o trasfigurate nel sorriso totale del gatto del Cheshire. Aumentando l’agitazione aumentava di nuovo la luce e improvvisamente ci fu un trionfo di colori in un rettangolo centrale, come se si fosse aperto il sipario. Una scena si fissò per un attimo e poi scomparve, subito sostituita da un’altra.
Mickey era sempre più solo e innamorato, dietro il suo scatolone in un angolo appartato. E Marilyn era diventata un solo grande volto che sorrideva, diviso a zone grandi come carte geografiche.
Una lacrima scendeva da un occhio e su uno dei continenti faceva un lago azzurrissimo.
L’acqua del lago cominciò a sbavare leggermente i contorni a inchiostro (ora visibili) delle figure, e cominciò a slavare i desideri e le passioni. Il liquido colorato cominciò a turbinare e si trasformò in una pioggia colorata. Poi in alto apparve un occhio gigantesco che sembrava un sole. Lentamente asciugò la terra che apparve come un foglio bianco appena rugoso e completamente vuoto.
In un angolo in fondo, minuscolo, si vedeva Mickey che si allontanava con Marilyn.


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